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disegni e storia di Alessandro Sorgetti
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Le foglie svolazzavano nel giardino tutte colorate, era autunno inoltrato e, nella scuola di un paesino molto lontano dall’Europa la direttrice dell’istituto decise di bandire un concorso di disegno; tutti i bambini vi parteciparono e i tre disegni più belli furono affissi alla parete del salone principale della scuola.
Al primo posto una bellissima ballerina in un teatro affollato di gente, acclamata da tutti i presenti, volteggiava sul palco leggera ed elegante, con il suo bel vestitino blu; un omino allegro passeggiava per il suo giardino e contento di essere il secondo premiato ammirava il suo bel fiore e la sua splendida casetta illuminata da un sole brillante; al terzo posto un enorme drago preistorico che dominava la scena sprigionando dalla sua grande bocca fuoco e fiamme incandescenti, bruciando tutto quello che si trovava di fronte, rendendo l’aria irrespirabile e rovente come all’inferno.
In un angolo del salone dentro al cestino, un povero scarabocchio tutto stropicciato era triste per essere arrivato ultimo. Qualcuno aveva pensato bene di gettarlo via, perché considerato da tutti poco prestigioso, non aveva il diritto di stare nemmeno dentro i cassetti con gli altri partecipanti del concorso. Tutto solo in compagnia di cartacce e sacchettini di merende accartocciati aspettava di essere buttato via per sempre.
Usciti tutti dal salone maestre, ausiliarie e bambini il silenzio regnava e scarabocchio se ne stava li tutto rannicchiato dentro quel cestino proprio sotto i tre disegni premiati. Ad un tratto una vocina interruppe quel silenzio, era la ballerina che gongolando disse a scarabocchio “Io sono la più bella, la più lodata e tu invece sei li tutto sgualcito, non hai nemmeno una forma che somigli a qualcuno o a qualcosa”. Il piccolo omino prese parola, all’ombra del grande fiore giudicò scarabocchio e disse, rivolgendosi a lui “È vero, che forma è la tua ? Non sei un fiore, non sei una casa, sei proprio strano, che cosa mai potresti essere ?”, a quel punto una voce roboante tuonò in tutto il salone, era il drago preistorico che con una fiammata quasi bruciava scarabocchio, e gli disse “Io sono potente e non ho paura di nessuno, sono gigante e tutti mi temono, tu invece sei piccolo e schiacciato in quel cestino, non servi proprio a nulla !!!”… ancora rimbombava la voce del possente animale quando...
… un vento né caldo né freddo portò scarabocchio al di fuori della scuola passando per una finestra, che si aprì spalancandosi energicamente quasi ad aiutare il foglio scarabocchiato a fuggire dalle beffe dei tre vincitori del rinomato concorso. Scarabocchio svolazzava di qua e di là senza una meta precisa allontanandosi sempre di più dal cestino, dalla ballerina dall’omino e dal quel pericoloso sputa fuoco.
Pochi giorni dopo lungo una stradina vicino alla scuola, scarabocchio se ne stava li portato dal vento, disteso per terra, quando una ragazzina passeggiando tranquilla ruppe la montatura dei propri occhiali e, nel raccoglierli preoccupata, vide scarabocchio proprio davanti a lei. Con vista offuscata, incuriosita raccolse il foglio di carta, guardando stupita le forme più diverse che ne uscivano pensava a come fare per trovare la strada verso casa …
Tutt’un tratto la vista della ragazzina tornò alla normalità, gli occhiali le poggiavano sul naso e tutt’intorno era nitido più che mai; fece pochi metri, si voltò casualmente verso una vetrina di un negozio e, specchiandosi notò con sorpresa che la montatura degli occhiali era rossa, un bel rosso acceso, tornò a casa e si fece notte. La mattina successiva si svegliò e quel rosso era svanito nel nulla, la ragazzina guardò e riguardò più volte il suo paio di occhiali cercandovi inutilmente qualche riflesso rosso; felice comunque di rivederci bene non se ne preoccupò e continuò a fare le sue spensierate passeggiate.
Al di là del fiume del paese qualche giorno più tardi, un musicista di strada smise di suonare perché si erano rotte le corde della sua incantevole chitarra. Per un caso a noi sconosciuto scarabocchio era volato vicino allo sfortunato suonatore; il musicante non se ne accorse, era troppo preoccupato del mancato guadagno a causa dell’imprevisto. Quel giorno però fintanto che ragionava sul da farsi si appisolò qualche minuto e al suo risveglio …
… trovò la sua chitarra con sei corde nuovissime, la meraviglia fu tanta, ma ancor di più per il colore che rivestiva le sue vecchie cordacce. Quell’evento aveva dello straordinario, era fuori dal comune, ma quando iniziò a toccare il suo strumento una melodia bellissima risuonava per tutto il piazzale e la gente lo venne ad ascoltare entusiasta. Terminato il brano vide che le corde scolorirono poco a poco; credendo che l’effetto magico svanisse, riprese a suonare immediatamente ma la musica continuò ad incantare tutti quanti.
Poco lontano da quella piazza nella campagna circostante, tutti gli anni verso la fine di ottobre, falchetti velocissimi riempivano il cielo con numeri acrobatici e balli spettacolari, cercando il necessario per terminare il nido di famiglia. Su un albero però un nido non era del tutto ultimato e le uova si stavano per schiudere. Ai piedi di quell’albero un falchetto vide incuriosito un insolito pezzo di carta colorata, ma indaffarato nel cercare foglie e ramoscelli svolazzò via rapidissimo, al suo ritorno non ci poté credere …
Il piccolo falchetto era nato e il nido che lo accoglieva era tutto rosso e ben costruito. Il falchetto dopo qualche settimana spiccò il volo e insieme a papà e mamma volarono contenti nel cielo sopra a quel nido speciale come a ringraziarlo dell’aiuto ricevuto.
Affacciato alla finestra di casa, un ragazzo, ammirava il volo degli uccelli che libravano nell’aria gioiosi e distratto dal loro volteggiare gli capitò tra le mani un foglio di carta tutto stropicciato con un particolare scarabocchio rosso. Meravigliato dell’accaduto rientrò subito in casa.
Tornato in camera sua guardò meglio lo scarabocchio, gli piacque così tanto che lo volle incorniciare. Prese il ferro da stiro e tolse tutte le pieghe dal foglio. Lo appoggiò sulla sua scrivania e andò subito in soffitta a prendere una vecchia cornice, lo sistemò all’interno di essa per poi appenderlo sulla parete più grande della stanza. Ancora oggi dopo tanti anni rimane il quadro più bello che lui abbia mai avuto.
Alessandro Sorgetti
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