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a cura di Gennaro, Marlene, Giuseppe e Guglielmo Molino

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La torta di castagnaccio

Correvano gli anni 1940 ed era un mese di Novembre con lunghi giorni uggiosi con quella pioggerella tanto leggera quanto fitta che rialza i torrenti come non ci riescono gli scrosci dei temporali. Il cielo grigio e scuro avvolgeva la campagna e la cittadina, le brume oscuravano l'orizzonte. Faceva freddo e lo scarso cibo, razionato e tesserato, acuiva le sensazioni di freddo e fame.
Ercole e Fulvia erano compagni di scuola, Terza Elementare, ed Ercole, a dispetto del nome, aveva gambe esili i cui piedini calzavano zoccoloni di legno con tomaia di cuoio che superava la caviglia; quando camminava sembrava ne sentisse il peso ma non la sproporzione.
Era di famiglia povera e pertanto portava calzoni corti che finivano sopra il ginocchio: costavano meno. La povertà era tale che per sostenerli doveva bastare una sola bretella in diagonale sopra la spalla: la seconda era usata dal fratello in ugual modo. Si copriva con una mantellina nera dono del Patronato Comunale ma prelevata dalla dotazione degli "Avanguardisti".
Anche Fulvia calzava zoccoli di legno con sopracalze di lana di divesi colori e fatte coi ferretti dalla mamma per proteggerla, così diceva, dall'umidità e freddo. Sopra il grembiulino nero portava il paltò, così chiamavano il soprabito a quel tempo, di color verde con rattoppi di color marrone ai gomiti.
Accadeva che ogni mattino, andando a Scuola, s'incontrassero allo stesso crocevia dalla parte dove c'era il negozio dell'UNICA, la miglior Pasticceria della città.
I tempi non consentivano grande varietà di dolciumi e la grande attrazione era una larga torta rotonda di castagnaccio fregiata di uvetta e pinoli e che solitamente a quell'ora la Sciura pasticcera deponeva in vetrina, fragrante e fumante, accompagnata dai suoi grandi seni altrettanto soffici e caldi.
L'avvenimento era di grande attenzione per entrambi sì che indugiavano in ammirazione e golosità, sognando e sperando di gustarne una fettina pur non sapendo come, ma quel mattino una Signora, con lungo cappotto e bel cappello, uscendo dall'UNICA notò la loro contemplazione: si avvicinò e osservò gli zoccoli, la bretella in diagonale di Ercole, ed i rattoppi ai gomiti di Fulvia: "vi piace la Torta di Castagnaccio? seguitemi, ve la offro".
Entrati nel negozio la Signora ordinò due fette da un etto che Ercole e Fulvia accolsero a due mani aperte. Sentirono tepore sulle palme ed un grande odore di buono nel naso: guardarono la Signora, compiaciuta, e quindi addentarono la "gnaccia".
Ercole ci mise anche il naso ed in breve la finì mentre Fulvia che era ancora a metà sentiva lo sguardo di Ercole pesarle sulle sue mani. Era generosa e glie la offrì ma Ercole, sensibile, la rifiutò; allora Fulvia gli depose un bacio sulla guancia e mangiò la sua metà ridenco contenta.
La Sciura Pasticcera che osservava, s'intenerì tanto da avere un magone che le faceva sussultare il grande seno. La generosa Signora accarezzò la testa di Ercole, sorrise a Fulvia e uscì.
Erano in ritardo, e per arrivare a Scuola in orario dovettero correre e quel mattino lo fecero tenendosi per mano.

Idillio Pozzi