a cura di Gennaro, Marlene, Giuseppe e Guglielmo Molino

Il corvo e l'abisso
C'era una volta un magnifico corvo reale che da giorni volava alto nel cielo; tra le sue piume passava l'aria tiepida di Aprile, il suo corpo nero risaltava nella luce bianca del mattino e i suoi occhi astuti scrutavano ogni elemento della terra e del cielo. Volava e sentiva che l'immenso cielo poteva essere il suo paradiso se solo avesse trovato con chi condividerlo; la terra sarebbe stata il suo rifugio sicuro se avesse trovato con chi costruirlo.
Così il corvo volava un po' pensieroso e preoccupato per non aver ancora trovato nessuno e tuttavia era felice di aver iniziato a cercare. Era importante scegliere bene, altrimenti avrebbe dovuto passare un altro lungo periodo da solo - senza paradiso e senza rifugio. Per prima cosa doveva scegliere un bel ramoscello da regalare come simbolo per la futura costruzione di un paradiso, di una vita insieme, di un legame che sarebbe stato rifugio sicuro.
Ecco! Laggiù! Un bel ramoscello tenero all'estremità di un ramo di quercia, proprio quello che voleva! Colse il ramoscello, e continuò la sua ricerca per tutta la giornata. All'imbrunire, vide in lontananza una figura solitaria e nera che volteggiava sulle cime degli alberi e la vide planare libera nel verde tappeto erboso. Quando si avvicinò notò che la figura solitaria era molto piccola per essere un corvo, provò a parlare e anche il fatto che parlasse poco e male lo insospettì. Ma ormai era quasi finito il giorno e dopo tanta solitudine il corvo era troppo impaziente di avere qualcuno al suo fianco, era troppo fiducioso che anche gli altri bramassero la compagnia come la bramava lui. Scacciò i suoi dubbi e offrì il ramoscello.
La figura scura prese il ramoscello offerto dal corvo e si alzò in volo. Il corvo felice la seguì e vide che si dirigeva sopra un profondo precipizio. "Che bello!" pensò il corvo, "sorvoleremo il punto più profondo e la nostra felicità sarà altissima!".
Ma arrivata sopra l'abisso quella figura già amata aprì il becco e lasciò cadere il ramoscello. Il corvo disperato la raggiunse chiedendo perché avesse gettato via la sua promessa di felicità. La guardò negli occhi e si accorse che non era un corvo ma una cornacchia che aveva solo finto di essere un corvo. E aveva finto molto bene perché lui ci era cascato.
E adesso cosa poteva fare? Volò via deluso, triste e scoraggiato, ancora una volta verso la solitudine. Volò verso il mare e alla luce del nuovo giorno si trovò tra due distese azzurre, due abissi. Potevano essere il suo immenso rifugio o potevano essere due inferni pronti a inghiottire lui, piccolo volatile, in quell'immensità.
Il corvo volava veloce ignorando i due abissi tra i quali viaggiava e ad un tratto scosse la testa.
Un'isola!
Volava veloce e il suo cuore batteva forte: doveva assolutamente trovare un ramoscello...


Inachis_io

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