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a cura di Gennaro, Marlene, Giuseppe e Guglielmo Molino L'Orco Vegetariano |
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- Se non mangi tutta la pappa, chiamo l ' Orco cattivo che ti porti via !!!!! -
Tuonò la mamma di Romeo, sempre più arrabbiata. Il piccolo si coprì il faccino con le mani, poi cominciò a sputacchiare pappa tutt' in giro ; la mamma, sempre più irritata cercò di cacciargli in bocca con la forza un cucchiaino di pappa, e "bleah", il risultato fu un bel vomitino di tutta la pappa faticosamente ingurgitata. La mamma urlò, Romeo urlò, la mamma pianse, Romeo pianse ; ed in quel pandemonio fu quasi un miracolo sentire il trillo del campanello : Romeo si sentì salvo ; erano arrivate Rebecca e la sua mamma. - Andiamo a prendere il gelato ? - suggerì la mamma di Rebecca, ma la povera mammina di Romeo non se la sentiva proprio, e per quella volta fu lei a dover essere consolata con tante pacchine sulle spalle, mentre i lacrimoni scendevano giù per le guance. " Non dovresti essere così cattivo con la tua mamma " spiegò Rebecca a Romeo, con tante botte delle manine aperte sul braccio del piccolo amico. " Lo so ! " frignò Romeo, " Ma non ho fame ! Ho troppa paura dell’Orco Cattivo, e non riesco a dormire, cerco di stare sveglio per non entrare nel paese delle fiabe, perché sono sicuro che lui è lì che mi aspetta ! E' così faticoso stare svegli che non ho nemmeno più fame, come faccio a finire la pappa ? " " Eh, insomma ! " Lo sgridò Rebecca tirandogli affettuosamente i capelli. Romeo frignava sempre. " La mia mamma non mi ha raccontato nulla di Orchi così pericolosi, e io nel paese delle fiabe non ne ho mai incontrati. Perché non vieni con me questa notte ? " " Ho troppa paura ! " singhiozzò Romeo, mentre Rebecca per fargli coraggio provava a convincerlo a giocare con un orsetto sbattendoglielo allegramente sulla testa. Romeo non si convinceva. " Ho un’idea ! " disse finalmente Rebecca. " Portiamoci nel paese delle fiabe un po’ della mia pappa. La mia mamma dice sempre che è la pappa più buona del mondo, ed io ci credo, perché la mangio sempre tutta : sono sicura che se l’Orco l' assaggia vorrà mangiare solo più quella, e non si occuperà più di noi bambini. " " Si può davvero ? " continuò a dubitare Romeo. " Ma siiii !!! " urlò Rebecca rotolando addosso a Romeo, che provò a dire qualcosa, ma : - Oh santo cielo !! - urlarono in coro le mamme, e tutto finì. Quella sera, quando i grandi furono ben bene addormentati, Rebecca aprì piano piano la porticina del paese delle fiabe, che aveva comoda vicino all’angolo del lettino ; ma anziché andare subito dai suoi amici folletti per giocare a nascondino tra i fiori giganti, s' infilò dietro un cespuglio ed aprì una finestrina subito sopra la culla di Romeo. " E non piangere sempre ! " Lo sgridò. " Addormentati subito, che ti sto aspettando ! " Romeo veramente aveva ancora un bel po’ di paura, ma Rebecca era così insistente, che si lasciò convincere. Appena addormentato salì su dalla finestra, ed insieme i bimbi si sedettero dietro al cespuglio. " Ho fatto tutto come fa la mia mamma " spiegò orgogliosamente Rebecca mostrando un cestino pieno di vasetti colorati. " Ho la carne , la pastina, l’olio ... tutto pronto per fare la pappa , come quando la mia mamma mi porta in viaggio. " Romeo guardò ammirato : erano così belli e colorati, quei vasetti, tutti tondi e lucenti, che veniva proprio voglia di mangiarseli. Ma pensò subito che erano per tener buono l’Orco, e resistette alla tentazione. " Adesso dobbiamo trovare l’Orco. " Decise Rebecca, che aveva molto buon senso. " Chiediamo alle fate, perché dei folletti non ci si può mica fidare. " Poco lontano le fate cantavano e danzavano, tutte leggere e graziose nei loro vestiti di velo colorati come le ali delle farfalle. " Scusate, " chiese educatamente Rebecca, come aveva imparato dalla mamma, " Sapete dirmi dove posso trovare l’Orco Cattivo ? " - Ahhhh !!!! - urlarono le fate, e in batter d’occhio sparirono tutte, niente affatto leggiadre. " Ma cosa gli è preso ? " si stupì Romeo. " Non sono state per niente educate ! " S' arrabbiò Rebecca. " Lo dirò alla mia mamma. " " Proviamo a chiedere allo gnomo. " suggerì Romeo. Lo gnomo era un ometto basso, con una lunga barba bianca e un cappellino colorato. Squadrò i bambini con aria truce e chiese bruscamente perché cercassero proprio l’Orco. " Vorremmo fargli assaggiare la nostra pappa " cominciò a spiegare Rebecca, " perché la mamma di Romeo .... " - Le vostre storie non m' interessano - sbraitò l’omino - Se volete andare a ficcarvi nei guai, seguite la strada rossa oltre le quattro colline gemelle : lassù c' è il castello dell’Orco. - Gli occhietti di Rebecca presero un’aria di tempesta, mentre le guancine si gonfiarono come due nubi da temporale ..... " Grazie, signor Gnomo " fece Romeo in fretta, tirando per la manica la piccola amica, ma l’ometto s' inviperì ancor di più. - Sono un Nano io, non uno gnomo, razza d’ignoranti ! - " Sai cosa sei ? " ruggì Rebecca " Un gran maleducato, rompiscatole, birbante e poi anche ... " Ma l’omino non seppe mai cos' era, perché Romeo preferì filarsela, trascinandosi dietro Rebecca che brontolava come una belva di pezza. " Ma qual’è la differenza fra uno gnomo e un nano ? " le chiese Romeo quando si fu un po’ calmata. " Non lo so ancora. " si scusò lei " La mamma non me l' ha ancora spiegato, e dei folletti non c' è da fidarsi. " " Però la strada è molto bella. " Commentò Romeo per distrarla. La strada rossa era proprio bella : correva su e giù tra i monticelli verdi di alberi e cespugli, carichi di palline colorate e di campanellini d’oro e d’argento, che tintinnavano al soffio del vento, suonando ninne-nanne alternate a musichette rock. Le colline gemelle erano tonde come tazzotte rovesciate, e sulle quattro cime si vedevano già le torri del castello dell’Orco. " Fermiamoci un momento. " suggerì Romeo, a cui era tornata un po’ di fifa. " E facciamo una merendina. " " Povera me ! " gemette Rebecca " Non ho portato neanche un biscotto per noi, solo la pappa per l’Orco. " " Sediamoci e basta. " insistette Romeo, che non aveva affatto fame : era solo una scusa per non andare più avanti ; ma Rebecca ormai voleva la sua merendina. " Assaggiamo un pochino di manzo. " propose. " La mamma non lo mette mai tutto nella pappa, e l’Orco non si accorgerà se ne togliamo solo un cucchiaino. " " Va bene. " acconsentì Romeo, tanto per stare fermo. " Che buono !!! " Rebecca si leccò le labbra, poi ne offrì a Romeo, perché era una bambina per bene, e generosa. Romeo restò perplesso, ma tanto per fermarsi ancora un poco, ne assaggiò la punta d’un cucchiaino. " E' buono davvero ! " esclamò stupito. " A me piace tanto ! " rincarò Rebecca, e cucchiaino dopo cucchiaino, il vasetto di manzo fu finito. Solo allora i bambini si accorsero del guaio che avevano combinato. " Che grulli che siamo stati ! Ora come faremo con l’Orco ? " Rebecca parlava tale e quale la sua mamma. " Torniamo indietro. " disse subito Romeo, ma non aveva fatto i conti con la testardaggine dell’amichetta. " Niente affatto. Possiamo fare la pappa anche con il formaggino, e di quello ce n' è ancora tanto. " " Va bene. " sospirò il bimbo, e cercò di camminare più piano che poteva, ma arrivarono al castello dell’orco anche troppo presto. Era un castello come si deve, con le quattro torri grandi, le mura con i merli quadrati e un grandissimo portone circondato da torricine con i tetti a punta, e sopra ogni tettuccio sventolava una bandierina colorata. Anche le torri grandi avevano delle bandiere, molto più larghe, con sopra disegnati la luna, il sole le stelle, e una palla con un anello intorno che i bambini non avevano mai visto. Rebecca si sentì un po’ timida davanti a quella porta così bella, ma ormai aveva fatto tanta fatica che di tornare indietro non ne aveva più voglia, e bussò pian pianino. Nessuno rispose. " Forse non è in casa." Osservò speranzoso Romeo. " Forse non ha sentito " s' intestardì Rebecca, e bussò più forte. La testa del leone di bronzo si mosse. - Chi è ? - " Siamo Rebecca e Romeo " risposero i bambini. - Chi, o che cosa desiderate ? - " Vorremmo vedere il signor Orco, per fargli assaggiare la nostra pappa. " - Prego, entrate. - La grande porta si aprì, lasciando vedere un lungo, lunghissimo corridoio. " Grazie, signor Leone. " rispose Rebecca, pensando che era l’abitante fatato più perbene che avessero incontrato quel giorno. Ma i bambini fecero appena in tempo a guardarsi attorno che si udì un rumore spaventevole, e finalmente l’Orco si fece vedere : era brutto, ma così brutto che solo a raccontarlo metterebbe paura. Aveva i capelli verdi gialli, spettinati come se non sapesse cos' era una spazzola ; la faccia era nera e tutta rugosa, e quattro denti puntuti s' incrociavano sulla bocca. Le braccia erano pelose, e le unghie di mani e piedi erano nere e dure come punte di forbice. Non aveva le scarpe, ma non fu quest’ultima cosa a preoccupare i bambini, perché anche loro erano scalzi. - Chi viene a disturbarmi mentre riposo ? - brontolò l’Orco, e la sua voce era molto peggio del tuono quando il temporale è vicino. " Siamo Rebecca e Romeo " risposero i due piccini stringendosi tutti tremanti, " Siamo bambini venuti dal Mondo di Fuori. " - Questo lo vedo da me ! - osservò l’Orco con cipiglio feroce. - Cosa vengono a fare dei bambini della Terra, nel mio castello incantato ? - Rebecca raccolse tutto il suo coraggio, come il giorno che aveva dovuto lasciare il caldo pancino della mamma per uscire nel mondo di Fuori. " Ecco .... veramente, se non è troppo disturbo ..... vorremmo farle assaggiare un po’ della nostra pappa. " - E cosa c' è mai nella vostra pappa ? - domandò l’Orco con il suo vocione sempre più forte - Forse dell’abbacchio arrosto ? Forse del cinghiale allo spiedo ? O dei cervi in salmì ? - " Veramente no. " rispose Rebecca tutta timida, che non aveva mai sentito parlare di quelle cose. " Abbiamo pastina, formaggino, passato di verdure, olio di oliva e parmigiano. " - E cosa viene fuori con quella roba lì ? - fece l’Orco. " La pappa più buona del mondo ! " rispose Romeo. " La mamma di Rebecca gliela prepara sempre, e siamo sicuri che sia proprio una meraviglia ? - Così la tua mamma sa cucinare la pappa più buona del mondo, eh ? - s' incuriosì l’Orco fissando Rebecca, che, per la verità, non era più così fiduciosa nelle capacità della sua pur bravissima mamma. - Allora prova a cucinarla per me. - " Serve un po’ di fuoco ... " cominciò Rebecca. Neanche il tempo per dirlo, e dagli occhi dell’Orco saettarono due fulmini che accesero un enorme fuoco sul quale restava sospeso un gigantesco paiolo senza nessun appoggio. " Un po’ più piccolo ... " osò chiedere Rebecca, e subito quel terribile vulcano si trasformò in un pentolino giusto giusto per cucinarvi la pappa. Rebecca preparò tutto coscienziosamente, come aveva visto fare dalla mamma: le verdure da una parte, il formaggino sciolto appena da essere morbido, la minestrina con olio e parmigiano, del più buono. Venne un piattino così bello che faceva venir fame solo a vederlo, ed il profumo delle verdure si mescolava così bene con quello della pastina condita che sembravano nati apposta per sposarsi e stare sempre insieme. L’Orco, diffidente, assaggiò appena infilando il cucchiaino tra i quattro dentoni senza nemmeno aprire la bocca; poi, sempre con la stessa aria perplessa provò con un altro, poi un’altro, e un altro ancora ... e senza quasi accorgersene, la pappa era finita! - Ah, che meraviglia ! - Dichiarò l’Orco soddisfatto, posando il cucchiaino. - E' veramente la pappa più buona del mondo ! Ma come mai voi bambini siete stati così gentili da venire fin dal mondo di fuori per portarmela ? - " Ecco, si, noi abbiamo pensato .... " I piccini farfugliarono un po’ nella risposta, poi Rebecca prese fiato. " Abbiamo pensato di fargliela assaggiare, perché se le piace, signor Orco, non avrà più bisogno di mangiare i bambini cattivi. " - Chi dice che mangio i bambini ? - urlò l’Orco con il vocione ridiventato improvvisamente paggio d’un tuono a ferragosto - Sono le mamme e le nonne bugiarde, non è vero? Quelle che tirano il collo alle galline, e scuoiano i conigli, e fanno a pezzi gli agnellini appena nati! Poveri, piccoli teneri agnellini. Morbidi e bianchi, che fine orribile ! - E qui l’Orco s' impressionò a tal punto che si mise a singhiozzare disperato, tanto che i bambini dovettero fargli coraggio. " Le nostre mamme non sono così! " proclamò Rebecca. " E neanche le nonne. " precisò Romeo. " Loro comprano solo vasetti già pronti. " cercò di spiegare Rebecca. " Mamma dice che vengono dagli << allevamenti >>. Non so bene cosa siano, ma devono essere dei posti con tante piantine dove crescono tutte le cose buone che servono per fare la pappa. " - Crescono i vasetti già pronti ? - domandò l’Orco tirando su col naso. " Non mi pare! " Rebecca si grattò il nasino. " Io ho visto solo le piante di mele e pere, ed erano fuori del vasetto di vetro. Poi la mamma ha fatto molto rumore, e dopo, ecco lì, mi ha dato una buonissima merenda. " - Che strane cose succedono nel mondo di fuori. - l ' Orco sembrava perplesso. - Dev' essere molto cambiato dall’ultima volta che l' ho visto. Magari verrò a fare un giretto, una di queste notti. - " Accidenti, dobbiamo tornare a casa ! " si ricordò improvvisamente Romeo. " Non sono mai stato via così tanto. " Ma l’Orco era così contento che non voleva più lasciarli andar via : ciao qui, ciao la, e un cestino di campanelle, e i saluti per la mamma ; insomma quando finalmente li riaccompagnò fino alla porticina, nel Mondo di Fuori il sole era già alto. - Romeo ha dormito tutta la notte, e ha mangiato tutta la colazione – Esultò la sua mamma raggiante. - Anche Rebecca. - proclamò soddisfatta la mamma di lei. - Su piccoli, è ora della pappa. - - Se non la mangi tutta, verrà a prenderti l’Orco cattivo ! – S'agitò subito la povera mamma di Romeo. Ma l’altra mamma rise e prese in braccio il bambino. - Ma cosa vuoi che mangi qui : è tutto pelle ed ossa questo briciolino. E poi, l’Orco è vegetariano. - E Rebecca rise. USO E DOSI - dall’inizio dello svezzamento all' età scolare - iniziare con poche frasi durante i pasti, e proseguire aumentando progressivamente fino al termine. In casi disperati somministrare doppia razione CONTROINDICAZIONI - Obesità
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