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a cura di Gennaro, Marlene, Giuseppe e Guglielmo Molino LA SIGNORA PETRONILLA E GEREMIA |
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La Signora Petronilla era molto meticolosa.
La sua casetta somigliava ad un piccolo museo: tutto era in perfetto ordine,
tutto era perfettamente pulito.
Al mattino la Signora Petronilla era solita svegliarsi molto presto,
sbrigare tutte le sue faccende con cura, lavare i pavimenti,
lavare poi accuratamente stracci e scope, e rimetterli al loro posto.
Da lontano un miglio si poteva sentire l'odore di pulizia della sua casetta!
Un giorno la Signora Petronilla uscì di casa, come al solito dopo averla perfettamente lucidata e pulita, per fare alcune commissioni. Non avrebbe mai immaginato cosa l'attendeva al suo ritorno! Imboccò il vialetto che conduceva alla porta d'ingresso ed estrasse la chiave dalla borsetta. Apparentemente sembrava tutto normale, ma quando aprì la porta di casa la povera Signora Petronilla rischiò di svenire dallo spavento. Tutte le stanze erano completamente sottosopra, il caos regnava dappertutto. La Signora Petronilla era talmente sbigottita che non sapeva cosa pensare; sembrava che un intero ciclone avesse attraversato la sua casa! Fortunatamente non si perse d'animo. Cominciò a sistemare tutto alla meglio, cercando di fare in fretta e bene. Mentre stava pulendo con la scopa in un angolino della cucina, udì una vocina gridare: "Ahia, non farmi male!". La Signora Petronilla guardò con curiosità per vedere da dove proveniva la vocina e, chinandosi, notò un gattino, piccino ed impaurito, rannicchiato nell'angolo. "Ti prego, non farmi male!" continuò ad implorare il gattino. "Non ti farò certo del male, piccolo mio, ma sei per caso stato tu a combinarmi tutto questo pasticcio?" gli chiese la Signora Petronilla, con aria sorniona. "Ecco, beh, veramente io ..." farfugliò il gattino "scusami tanto per l'intrusione, ma sono stato appena cacciato di casa. I miei padroni mi trattavano male, non mi davano da mangiare, ed io sono scappato! Sono giorni e giorni che vago per la città, in cerca d'affetto! Ma oggigiorno nessuno fa più caso ad un povero gattino spelacchiato come me! E così, camminando camminando, sono arrivato fin qui. La tua casetta mi è subito piaciuta, all'inizio non volevo entrare, ma poi la fame ....". La Signora Petronilla si commosse fino alle lacrime. Non aveva mai udito una storia tanto triste. Prese dalla borsa della spesa latte, carne e tante altre leccornie, e preparò il tavolo per il povero gattino, felice come non mai. Dopo il lauto pranzo, si offrì di aiutare la Signora Petronilla nelle faccende di casa. "Del resto, è tutta colpa mia, se la tua casa si è ridotta in questo stato! Sai, ho frugato in tutte le stanze per cercare di racimolare qualcosa, ma non ho potuto trovare niente! La dispensa era vuota, e così anche il frigo. Mi hai trovato nell'angolino perchè ero allo stremo delle forze!!!!". La Signora Petronilla sorrise, pensando tra sè e sè che il micetto era sì tanto affamato, ma senz'altro anche un po' bricconcello. Se ne convinse per il modo in cui lui raccontava le sue vicende, per il tono esagerato, quasi drammatico, che usava per parlare .... "Ma non ti preoccupare!" gli disse lei. "Accetto che tu mi aiuti a finire di sistemare la casa, però, insomma, non piagnucolare più! A proposito, come ti chiami?" Il gattino rispose che il suo nome era Geremia. Insieme iniziarono a pulire, canticchiando. Verso sera era tutto a posto. La Signora Petronilla si accomodò sul divano con una tazza di thè; Geremia si accovacciò sul termosifone, con la coda penzoloni. Notando che si era addormentato, la Signora Petronilla uscì dalla stanza e lo lasciò solo soletto. Per alcuni mesi tutto andò bene. Geremia ripeteva sempre che la Signora Petronilla era una padrona di casa ideale. Quanto a lui, era il gatto più affettuoso che si potesse desiderare! Tutto è bene quel che finisce bene, penseranno i nostri lettori a questo punto. E invece no! Le cose purtroppo non furono così semplici nè per la Signora Petronilla, nè per Geremia. Un brutto giorno, infatti, la Signora Petronilla si vide recapitare una lettera dal postino. La lettera diceva che doveva lasciare la sua casetta, perchè il suo padrone la rivoleva al più presto per sè. Alla povera Signora Petronilla non rimase altro che preparare le sue cose ed andarsene, senza una meta precisa. Il suo dispiacere era talmente grande che non pensò nemmeno ad avvertire Geremia, che era andato fuori per una passeggiata. Al suo ritorno, Geremia non trovò nessuno a casa. Capì subito che la Signora Petronilla non era semplicemente uscita per fare le compere, ma che era andata via per sempre. Solo e disperato, cominciò a piangere in silenzio. Era convinto che anche la Signora Petronilla lo avesse abbandonato al suo destino. Passarono lunghi anni. Nel frattempo Geremia, dopo aver vagabondato di strada in strada, si trasferì in campagna, dove pensava di poter trovare una vita migliore. Una sera fu colto all'improvviso da una pioggia torrenziale e, non sapendo dove nascondersi, si rifugiò in una stalla per ripararsi alla meglio. Una mucca che si trovava lì sdraiata gli disse: "Come te la passi, amico? Mi sembri piuttosto malnutrito! E forse hai anche la febbre! Se hai un minuto di pazienza, vado ad avvertire la contadina che abita nel casolare qua vicino, sperando che faccia in fretta!" e la mucca si allontanò, con passo lento lento. Geremia cominciò a sentirsi meglio. Fece subito amicizia con la mucca Bice, la quale gli disse che in campagna i giorni trascorrevano tranquilli tranquilli. Bice gli disse poi che la contadina che abitava nel casolare era una anziana signora molto sola, che poteva camminare molto piano, e che erano diventate subito buone amiche. Geremia ringraziò Bice per l'aiuto ricevuto, e si sentì pronto per andare ad esplorare i dintorni. Dopo aver camminato un bel po', notò un casolare dall'aspetto molto vecchio. Subito pensò che si trattava del casolare della contadina, amica di Bice. "Ma come si fa ad abitare in una casa come questa? Sembra che il tetto debba crollare da un momento all'altro!" esclamò Geremia. Si introdusse pian pianino nel casolare, e notò da lontano la figura di una vecchietta, accanto al fuoco. "Siete voi la contadina, amica di Bice? Sa, io sono il gatto della stalla e volevo ringraziarvi per quanto avete ....." ma non potè finire la frase, perchè la contadina cominciò ad urlare, ma erano urla di gioia. "Geremia, Geremia, sei proprio tu!" ma Geremia all'inizio non capì, perchè non aveva riconosciuto la sua vecchia amica Petronilla. "Mio caro Geremia! Questo è un segno del destino! Chi avrebbe mai detto che ci saremmo ritrovati in questo vecchio casolare, dopo tutto questo tempo! Fatti guardare, fatti guardare!" e lo prese in braccio. Geremia ancora non poteva crederci! Aveva ritrovato la Signora Petronilla! Ma come era invecchiata! Non era più quella di una volta .... Da quel giorno Geremia diventò il bastone della vecchiaia della Signora Petronilla. Il destino era stato generoso con tutti e due, perchè aveva permesso loro di ritrovarsi dopo tantissimi anni e di ricominciare a vivere insieme felici e contenti. Cristina Guarnacci Home page |