a cura di Gennaro, Marlene, Giuseppe e Guglielmo Molino

La storia di Luna
Sono nata in un pollaio, in una notte di luna piena; forse è per questo che mi chiamano Luna. Mi piacevano le mie amiche: Cocò, Cloe, Coccoricò, giocavo sempre con loro e i miei fratellini. La mamma ci lasciava fare, lei era sempre impegnata. Il lavoro in campagna è duro per un gatta e senza un gatto ad aiutarla è ancora più pesante. Eh sì, perché io non ho mai conosciuto il mio papà, dicono che sia uscito una sera prima che nascessi, e non è più tornato. Un po’ mi dispiace, ma ho avuto tanti altri papà , Chicchirichì, un po’ troppo severo e austero, Fido e Miao Miao e non mi è mancato tanto. Qualche volta sono un po’ triste, ho nostalgia di tutti loro, non che in questa nuova tana non sono felice, anzi! La mia amica umana è simpatica, però non c’è mai, mi lascia tutto il giorno sola, e poi, quando torna non ha mai voglia di giocare con me, è sempre stanca. In campagna sì che era bello. Con i miei amici giocavamo a nascondino, a fare le capriole nell’erba e poi c’erano gli alberi, avevo una bella tana sull’albero , ci andavo a nascondermi quando non volevo andare a dormire. La mamma si arrabbiava tanto, diceva che di tutti i suoi cuccioli, io ero la più indisciplinata. Mi piaceva tanto anche nascondermi tra i pomodori, però papà Fido mi trovava sempre. Chissà come faceva! Mi prendeva in bocca e mi portava a letto. Prima però mi faceva il bagno, lo aveva imparato dalla mia mamma, ci lavava sempre tutti con quella sua linguona e poi ci metteva a letto. Diceva: “Vostra madre lavora tanto, fate i bravi”. Non li ho più rivisti, ho paura che non si ricorderanno più di me. Chissà se sentono la mia mancanza. Loro sì che mi mancano tanto! La mia amica umana mi porta sempre in giro, dentro quella brutta scatola trasparente, tanto scomoda che mi sembra di stare in prigione, ma non mi riporta mai a casa mia. L’ultima volta che siamo uscite, lei dice che siamo andate in vacanza, Che sarà mai questa vacanza! ho conosciuto Tommaso. Bello, nero , occhi gialli intensi. Mi piaceva tanto. Lui un giorno mi ha detto: “Ti amo, vuoi diventare mia moglie?” Chissà che significa. A chi posso chiederlo? Non ho un’amica con cui confidarmi. La prossima volta che lo vedo gli dico di sì. E’ simpatico e poi con lui posso parlare un po’ anche dei miei problemi. Parliamo la stessa lingua, anche se ogni tanto storpia le parole e allora lo capisco di meno. Dice perché ormai ho imparato la lingua degli uomini e comincio a dimenticare la mia. Mah! Sarà così. E dice anche che quando ci sposeremo faremo una grande festa, perché così tutti ci faranno tanti regali, e poi andremo a vivere insieme nella stessa cuccia. Penso proprio che mi piacerebbe, e poi mi ha anche promesso che mi riporta dalla mia famiglia: vuole conoscerla. Speriamo che anche la mia amica, si chiama Abir scusate non ve l‘avevo ancora detto, sarà contenta. Non vorrei lasciarla, mi sono affezionata. Magari la porto in vacanza con noi. Però non la metterò dentro la scatola trasparente, lei è troppo grande, non c’entrerebbe.

Eleonora Ricci

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